risposta a Davide Pettenella

Caro Davide,

la prima cosa da comprendere è che è una scelta strategica per il futuro dell’Università di Padova puntare fortemente sull’attrazione di studenti e di dottorandi stranieri, dal nord e dal sud del mondo.

Portano stimoli, idee, risorse e portano a casa cultura, tecnologie, prodotti e processi.

Quello che bisogna attivare è una “politica” a tutto tondo per favorire gli scambi internazionali.

Questa politica è fatta prima di tutto di accoglienza. A partire da quella on line, la prima con cui vengono a contatto gli studenti stranieri. Basta cercare di immedesimarsi in uno studente straniero e provare a cercare le informazioni necessarie in una lingua diversa dall’italiano. Possibile che i moduli burocratici siano solo in italiano? Non è impossibile cambiare, basta volere.

Quali e quanti corsi trovano in inglese? E dove li trovano? Come hai evidenziato tu, siamo in forte ritardo soprattutto in alcune facoltà, anche molto grandi, che pure predicano l’internazionalità come vangelo, almeno nella ricerca.

Ma, oltre ai corsi in inglese, quali corsi di italiano per stranieri offriamo? E quanti di questi sono offerti on line in modo da preparare e fidelizzare lo studente prima del suo arrivo a Padova?

Pensa ora a un candidato a un posto di dottorato che deve venire da un altro continente, magari da Paesi dove il costo di un biglietto aereo per l’Italia equivale a un anno di lavoro, per tentare un test di ammissione, mesi prima dell’inizio del corso. Eppure le procedure per la valutazione a distanza esistono da un bel po’, basta volere.

Ecco poi lo scoglio dei permessi di soggiorno, specie per gli studenti extracomunitari. Scoglio diventato rupe altissima con le ultime leggi sull’immigrazione per cui bisogna rivolgersi a Roma per fare quello che prima si poteva fare a Padova. Il nostro Ateneo deve prima di tutto mobilitarsi e mobilitare gli altri Atenei per trovare una soluzione politica e, nel frattempo, attivarsi per sostenere al massimo gli studenti stranieri durante questo impatto traumatico con la nostra burocrazia.

E siamo all’arrivo nella culla della civiltà occidentale, qual è l’impatto?

Come accogliamo questi studenti e dottorandi? E con quale sacrificio da parte di professori, ricercatori, tecnici e amministrativi che con la loro personale dedizione cercano di compensare la mancanza di strutture e di organizzazione?

E arriviamo alla logistica. Bisogna convincere la Regione e l’ESU che gli studenti stranieri sono un grande investimento per noi: porteranno la cultura, le tecnologie, le imprese di Padova e del Veneto nel mondo; saranno elementi importanti di stimolo e di crescita culturale e professionale per i nostri studenti veneti, se sapremo agevolarne in tutti i modo il contatto dentro e fuori l’Università: non creiamo ghetti, facciamoli vivere con i nostri studenti!

Solo così potrà diventare una esperienza indimenticabile per loro (e per noi), solo così diventeranno gli ambasciatori attivi ed entusiasti della nostra Università, della nostra Regione, della nostra economia. Pensiamo a cosa significano gli studenti stranieri per lo sviluppo, il turismo, la creatività e l’innovazione di Barcellona.

Non ho dubbi in proposito: abbiamo bisogno di un grande progetto. Per realizzarlo bisognerà coagulare le competenze di chi, come te, in tante aree diverse dell’Ateneo, come nell’Amministrazione, ha investito nell’internazionalizzazione della didattica. Solo dalla messa in comune di queste esperienze e di queste competenze, a vantaggio di tutti, potrà essere costruito quel progetto strategico di cui abbiamo bisogno. E siccome sarà un buon progetto, sono sicuro che sapremo trovare anche le risorse per realizzarlo.

Cordiali saluti.


Firma Giovanni Bittante


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Caro Giovanni,

di internazionalizzazione dell’università si fa un gran parlare in ogni sede, talvolta con pochi dati alla mano, molte visioni strategiche assimilabili a libri dei sogni e scarse indicazioni operative.

Un esempio relativo all’internazionalizzazione della didattica: ho incrociato i dati sui corsi in lingua veicolare del prossimo anno accademico da poco diffusi dal Senato e quelli complessivi dei CFU erogati (vedi tabella). Per alcune Facoltà la situazione è realmente di forte ritardo, tanto da creare notevoli problemi alla crescita della mobilità studentesca.


CFU totali CFU Inglese %
Ingegneria 5417 285 5,3%
Scienze MFN 4350 178 4,1%
Agraria 2437 154 6,3%
Economia 782 65 8,3%
Lettere 3408 50 1,5%
Medicina Veterinaria 675 49 7,3%
Scienze politiche 2352 45 1,9%
Scienze statistiche 1080 44 4,1%
Giurisprudenza 600 42 7,0%
Psicologia 1561 40 2,6%
Farmacia 1080 30 2,8%
Medicina e chirurgia 4770 17,5 0,4%
Scienze formazione 1506 0 0,0%
TOTALE 30018 999,5 3,3%


Il problema non è solo nella didattica e a livello di Facoltà, anzi. Una studentessa siriana del corso Erasmus Mundus SUTROFOR che organizziamo insieme a 4 altre università europee ci ha lapidariamente definito “You are the best in teaching, and the worst in students’ service”. Probabilmente un giudizio un po’ ingeneroso, complice una esperienza non felice per la richiesta del permesso di soggiorno. Un giudizio che tuttavia evidenzia un problema.

L’esperienza che stiamo maturando ad Agraria con la nostra prima Laurea Magistrale in inglese e i primi gruppi di laureandi, ci sta facendo capire che molti sono i punti di debolezza su cui lavorare,apparentemente banali, relativi ai servizi agli studenti stranieri: il contatto con le segreterie, l’utilizzo del SIS e di AIRE, le procedure automatizzate per l’iscrizione all’appello di laurea dove l’uso dell’inglese è impossibile.

Su questi aspetti mi piacerebbe avere la tua opinione sul cosa e come fare.

Un saluto cordiale.
Davide Pettenella