risposta a Lorenzo Fellin

Lorenzo Fellin ha inviato ai candidati Rettori una serie di consigli di comportamento che condivido largamente e sto seguendo da tempo.
Lo ringrazio di cuore.

Padova, marzo 2009.


Firma Giovanni Bittante
Caro candidato Rettore,

eccoti dunque nel pieno della tenzone per la campagna acquisti per il Rettorato!

Hai bisogno di ricostituenti: ti suggerisco una semplice profilassi di buon senso, piccole pillole da prendersi quotidianamente:

  1. Astieniti dalle cene elettorali: fanno male alla salute e ti possono rifilare menù allucinogeni che deformano la percezione della realtà.
  2. Evita come la peste i salotti buoni di Padova: fingono di fare l’interesse della città e dell’Ateneo ma tessono solo intrighi per loro stessi e per le loro impenetrabili enclave.
  3. Respira largo e lontano, dove vi è ancora aria buona: la vocazione dell’Ateneo è universale e sovranazionale; non può essere giocata sulle meschinità locali.
  4. Diffida dai politici: non sono più quelli dei tempi di Degasperi e De Nicola. Il loro principale obiettivo è di raggiungere un bengodi personale. Se parlano di servizio non crederci; è solo un pretesto. E’ molto probabile che il termine servizio sia solo sinonimo di servirsi.
  5. Evita la questua di voti nei dipartimenti e nelle facoltà: è meglio che i candidati si presentino insieme in pubbliche arene di Ateneo.
  6. Vai in ritiro a Praglia e rivedì colà, lontano da pessimi consiglieri, il tuo programma, perché sia credibile: pochi punti, concreti e verificabili; niente linguaggi ammiccanti; aborrisci il politichese. Utilizza la bella lingua italiana e lascia perdere l’inglese: sappiamo che lo conosci alla perfezione.
  7. Se ti si gonfia il petto di orgoglio al pensiero che siamo ai primi posti tra gli Atenei virtuosi italiani pensa invece che siamo al 296 posto della graduatoria internazionale.
  8. Confrontati con le grandi università del mondo, dove ancora merito, didattica e ricerca sono parole dense di significato e prendi le distanze dal mondo accademico italiano ormai bacato e lordato dai sottintesi politici e dai clan famigliari.
  9. E se vincerai il duello ricordati che:
    • L’Ateneo è qui, non a Roma: vai nella capitale solo per il tempo strettamente necessario e guardati alle spalle. Roma è sirena irresistibile ma infetta.
    • L’Ateneo è ormai un mostruoso coacervo di complessità: urge la semplificazione. L’entropia del sistema è talmente cresciuta da renderlo ingovernabile: Amministrazione, Dipartimenti, Facoltà, Centri, Corsi di laurea, Commissioni, iniziative autoreferenziali, moltiplicazione di procedimenti di dubbia utilità; insomma, una babele;
    • E’ tempo di dividere e sottrarre: è finita l’illusione che basti sommare e moltiplicare per contare, catturare risorse e diventare un grande Ateneo. Occorre consolidare il meglio, abbandonare il peggio, ottimizzare costi/benefici, puntare ad essere rilevanti a livello mondiale in poche cose: è impossibile esserlo in tutte;
    • Non illuderti di fare riforme senza il bisturi e accontentando tutti: i centri di potere in Ateneo non si schiodano piazzando qua e là servi ed amici: presentati fin da subito con una “squadra” operativa convincente;
    • Impegnati su un bilancio doloroso e credibile, senza lasciare in tua eredità troppe cambiali da onorare: non tutte le buone cose che si potrebbero fare si devono e si possono fare: abbi il coraggio di fermarti anche se dovrai scontentare qualche “grande elettore”;
    • Diffida da collaboratori e dirigenti che esprimono solo consensi al tuo operare; preferisci chi apertamente ti critica: tutte le dittature sono iniziate con deliri di consenso;
    • Non cercare l’unanimità ad ogni costo nelle votazioni degli organi collegiali: la presenza di dissenzienti è un forte segno di vitalità dell’Ateneo;
    • Lascia sprigionare la creatività latente nelle forze migliori dell’Ateneo e liberaci da questa soffocante stagione fatta di improduttivi Statuti, Regolamenti, moduli da compilare a getto continuo con gli stessi dati: se crolla la ricerca, l’Ateneo può chiudere.
  10. Prima di addormentarti fai un serio esame di coscienza: stai realmente lavorando per l’Ateneo o per le tue personali ambizioni e interessi? Dà un segnale forte: riduci da subito i compensi inaccettabili che l’attuale gestione dell’Ateneo ha stabilito per il Rettore e per i vertici Amministrativi. Sono soldi dei cittadini; non siamo un’azienda privata.
Un collega che ti vuole bene.