risposta a Bernardo Cesare

Caro Bernardo,

ti ringrazio per condividere così largamente il programma che ho illustrato ieri nel tuo dipartimento. Circa quell'1% su cui non sei d'accordo....se il nostro obbiettivo è valutare la ricerca di qualità nell'ambito di un settore scientifico omogeneo, non posso che concordare con te che il miglior ricercatore è quello che ottiene i più alti risultati scientifici col minimo di risorse impiegate (finanziamenti al denominatore).

Ma i settori non sono omogenei. Per citare la genetica animale di cui mi occupo, c'è chi fa esperimenti con la Drosophila melanogaster (il moscerino dell'aceto è il modello animale più studiato in assoluto), chi con i conigli e chi con i bovini. Capisci che il fattore costo per animale e durata dell'esperimento è completamente diverso nei tre casi e nessuno potrebbe permettersi di studiare i bovini, anche se questi sono gli animali di maggior interesse economico (e anche culturale) per il territorio.

L'altra motivazione è che non esiste solo la ricerca pura ma anche quella applicata, proprio quella più legata al territorio. Spesso, ma non sempre, dalla ricerca applicata è più difficile ottenere lavori pubblicabili nelle migliori riviste mondiali (proprio perché si tratta di ricerche legate ad un territorio specifico). A volte i dati ottenuti nell'ambito di ricerche finanziate dalle imprese non sono per niente pubblicabili (clausola di riservatezza o necessità di brevettazione) o lo sono solo dopo un periodo di tempo determinato (anche questo riduce la possibilità di pubblicare sulle riviste top). Eppure la ricerca applicata è importante per il territorio e spesso fornisce grossi stimoli anche per la formazione professionale dei nostri studenti.

Inoltre la benzina, come dici tu, (i soldi) contribuisce a mantenere la struttura (sia il dipartimento che l'ateneo) e a fa lavorare meglio anche chi si dedica alla ricerca di alto livello, magari con pochi fondi.

Ecco perché è opportuno integrare la valutazione della ricerca basata sul valore scientifico-culturale dei prodotti (pubblicazioni) anche con l'entità dei finanziamenti (al numeratore), proprio come misura della capacità di rapportarsi con il territorio e di contribuire al funzionamento delle strutture.

Magari si potrebbe discutere se utilizzare tutti i finanziamenti con lo stesso peso o escluderne alcuni (quelli stanziati dalla nostra università per esempio) per concentrarci su quelli esterni, magari differenziando i pesi delle diverse categorie di fondi.

È importante discutere a fondo di queste cose perché i criteri che si includono in un modello tendono inevitabilmente a diventare i nostri obbiettivi. Per la verità il discorso deve essere esattamente rovesciato: dobbiamo prima fissare gli obbiettivi (ricerca di base, ricerca applicata, servizi alle imprese e al territorio, ecc.) e dopo, sulla base di questi, fissare con coerenza i criteri di valutazione.

Cordiali saluti.
Firma Giovanni Bittante

-----Messaggio originale-----
Da: bernardo cesare
A: giovanni.bittante@unipd.it
Oggetto: l'1% su cui non sono d'accordo....

Caro Giovanni,
ieri non ho potuto discutere l'aspetto (fondamentale per me) del tuo programma sul quale non concordo e su cui forse sarebbe bene da parte tua ulteriore chiarezza.

Ne discuto ora; lo avevo fatto sia nel mio Dipartimento in varie occasioni, che in Facoltà in occasione della presentazione del nuovo modello per il Budget.

In un contesto generale di necessità di trasparenza, valutazione e meritocrazia, ma anche di diminuzione dall'interno degli sprechi, la tua proposta di utilizzare come "altri indicatori più specifici" i "finanziamenti di ricerca ottenuti" crea a mio avviso qualche problema. Innanzitutto potrebbe suggerire a chi legge la volontà di far piovere sul bagnato, attribuendo le risorse, in modo ingiustificato, ai gruppi di potere già consolidati, e di danneggiare i piccoli gruppi o i singoli anche se fanno ottima ricerca.

Ma la mia riserva principale e' che inserire i finanziamenti alla ricerca (e lo stesso discorso vale per i dottorandi) come criterio di valutazione della performance è fuorviante, per quando segue.
I finanziamenti sono le risorse che possono consentire di acquistare
strumentazioni ed effettuare ricerche (i dottorandi parte degli
operatori di queste ricerche).
I finanziamenti sono l'equivalente della benzina e della macchina, ed
i ricercatori sono i piloti.

Ma NON sono la ricerca, che in questo paragone e' la strada percorsa, o la velocità raggiunta.
In poche parole, i prodotti della ricerca non sono necessariamente collegati (uno si aspetterebbe che dovrebbero esserlo) ai finanziamenti, e ci sono esempi, sfortunatamente anche molti nel nostro Ateneo, nei quali ricercatori con pochi finanziamenti producono (molto) di più di altri abbondantemente finanziati. Tra i secondi possiamo anche avere i casi deprecabili di acquirenti di costose strumentazioni sottoutilizzate o mai usate.
Sempre secondo l'esempio automobilistico puoi avere la Ferrari ma arrivare dopo una Cinquecento. E allora i soldi della Ferrari sono stati buttati via e darne un'altra al suo proprietario sarebbe un delitto.

Di conseguenza, ritengo che in un'ottica meritocratica i finanziamenti di ricerca ottenuti dovrebbero essere considerati nella valutazione della ricerca in questo modo:

  • NON VALUTATI, se si considerasse/verificase che i prodotti della ricerca (pubblicazioni, brevetti, etc) sono proporzionali ai finanziamenti. In tal caso considerare anche i finanziamenti sarebbe ridondante rispetto alla considerazione dei reali prodotti. (Non credo sia il caso reale...)
  • POSTI al DENOMINATORE (non al numeratore come si fa ora) di qualsiasi indicatore di performance della ricerca, per valutare "cosa hai prodotto con tot. soldi?".
Proviamo a considerare la cosa dal punto di vista del finanziatore:

  • chi considereremmo "da premiare" o da rifinanziare PER FARE RICERCA:
  • chi in passato è stato un buon "fund raiser"
  • chi ha prodotto molto con un tot di finanziamenti.
  • chi ha prodotto poco con lo stesso tot
Non so quali considerazioni abbiano spinto la Consulta dei Direttori verso questa considerazione del fund raising.
Capisco che i finanziamenti sono fondamentali per fare la ricerca, ma non li considero un parametro per valutarla (al numeratore...).

Spero tu abbia tempo di chiarirmi il tuo punto di vista sull'argomento. Se vuoi farlo attraverso il blog posso postare il messaggio.

Sul restante 99% sono molto più in accordo....

Ciao e in Bocca al Lupo, Bernardo