risposta ad Adone Brandalise, Giuseppe Mantovani, Enzo Pace

Cari amici,

nel mio programma ho scritto “È evidente quanto sia strategico il compito di produrre le nuove generazioni di cittadini e le nuove classi dirigenti, di prefigurare e analizzare i bisogni della società, di agire da motore di sviluppo e promozione della cultura umanistica, della scienza di base e dell’innovazione tecnologica, organizzativa e gestionale, di assicurare il più alto livello di competenze nella promozione della salute, ecc.. Se da un lato siamo impegnati a rendere sempre più pregnante il rapporto che l’Università ha con il territorio, dall’altro lato il territorio rappresenta una opportunità irrinunciabile per aumentare e diversificare le risorse, per sviluppare idee, progetti e conoscenze nuove, per fornire un enorme patrimonio di dati e informazioni, per diventare una sorta di grande laboratorio a cielo aperto dove mettere alla prova le risorse umane e i progetti di ricerca, per divenire infine il destinatario privilegiato dei piani di alta formazione professionale e di educazione continua.”.

Che l’Italia sia già una società multiculturale è sotto gli occhi di tutti e che il nostro Paese sia ancora poco attrezzato, culturalmente prima di tutto, per affrontare e gestire questa realtà è pure evidente. Una limitazione culturale che porta a evidenziare sempre e soprattutto i pericoli e ad attribuire al “diverso” tutti i mali della nostra società (criminalità, droga, terrorismo, molestie sessuali, malattie, disoccupazione, ecc.) e il rischio di una perdita di identità civile, culturale e religiosa. Non si sa evidenziare, e spesso nemmeno capire, quanto di positivo e di stimolante per noi e il nostro territorio possa derivare da un confronto di culture diverse, quanto sia necessario sviluppare una cultura del dialogo e dell’accoglienza, della comprensione e dell’interazione positiva, della valorizzazione delle diversità e dell’integrazione rispettosa.

Sono pienamente convinto che il CIRSSI si colloca in uno snodo cruciale per il nostro presente e, ancor più, per il nostro futuro. Ho ribadito più volte che l’Università deve precorrere la società e non andarne al traino e che, oltre a fare cultura e formazione, deve diventare un laboratorio vivo di attività ed esperienze che ridiano all’Università quel ruolo di motore di analisi, di idee e di proposte di cui il territorio ha massimo bisogno, in un periodo rapidi cambiamenti del contesto sia interno che esterno.

Nel mio piccolo, ho sostenuto un approccio interdisciplinare ai temi della multiculturalità e dell’intercultura nel campo della cultura gastronomica e dei consumi alimentari nell’ambito del corso di laurea interfacoltà (con Lettere e Filosofia e con Economia, oltre ad Agraria) in “Scienze e cultura della gastronomia e della ristorazione”, e, da Preside, ho sostenuto con convinzione la realizzazione, su queste basi solidamente interculturali, del corso di laurea interfacoltà in “Cooperazione allo Sviluppo” (con Scienze Politiche, Scienze della Formazione e Lettere e Filosofia, oltre ad Agraria).

L’interculturalità, poi, non può che essere la base di uno sviluppo forte dei rapporti internazionali del nostro Ateneo (altrimenti sarebbe neocolonialismo), sia nella ricerca che nella didattica, con i Paesi del Nord del Mondo, come con quelli del Sud del Mondo.

Ho sempre sostenuto il ruolo strategico degli approcci interdisciplinari nella ricerca e nella formazione. L’interdisciplinarietà applicata all’intercultura non può che rappresentare il massimo dello stimolo e della fertile contaminazione da cui ottenere nuove conoscenze e competenze nonché proposte e strategie per il nostro territorio.

Cordiali saluti.


Firma Giovanni Bittante


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Ai candidati a Rettore dell'Università di Padova

Cinque anni fa un gruppo di docenti e ricercatori di diverse discipline (diritto, filosofia, linguistica, italianistica, geografia, psicologia, scienze della formazione, sociologia, storia) ha deciso di dare vita ad un Centro Interdipartimentale di Studi Interculturali (CIRSSI). La convinzione, condivisa da tutti i promotori, è che di fronte all’inedito pluralismo culturale, sociale e religioso che caratterizza la società italiana, le scienze umane e sociali siano chiamate a riflettere criticamente sugli strumenti di analisi e sugli apparati teorici che sino ad ora hanno guidato lo studio dei processi in corso. Non si tratta solo di mettere assieme competenze disciplinari, che sino ad ora, hanno lavorato separatamente. La scommessa è più impegnativa: incoraggiare lo sviluppo di studi e ricerche dell’intercultura, che possano avere una ricaduta sia nella didattica (delle lauree magistrali) sia nella formazione post-lauream (Master e Scuole di Dottorato) sia in proposte formativi per operatori e dirigenti dei servizi pubblici essenziali (scuola, sistema sanitario, mediazione culturale e così via).

L’idea che sta alla base di tale iniziativa è dettata dal desiderio di far crescere una nuova generazione di studiosi (ricercatori – e sono già tanti quelli che partecipano alle iniziative del CIRSSI - che nell’Università di Padova possano promuovere nuove aree di ricerca e nuovi percorsi formativi.

Pensiamo che tutto ciò possa costituire una linea strategica di sviluppo e rinnovamento per le scienze umane e sociali. Desideriamo perciò chiederti qual è il tuo orientamento rispetto a tale linea di ricerca e se ritieni che l’Ateneo possa assecondarla adeguatamente.


Adone Brandalise, Facoltà di Lettere e Filosofia
Giuseppe Mantovani, Facoltà di Psicologia
Enzo Pace, Facoltà di Scienze Politiche
Foto risposte