Linee guida


L’indipendenza dell’Ateneo e la sua responsabilità
La qualità della vita accademica
La cultura della valutazione e la meritocrazia
Con le radici sul territorio
Proiettati verso il mondo
In sintesi




Care amiche, cari amici,

le linee guida che troverete in questo documento, non sono il programma di un leader politico che si presenta alle elezioni. Il Rettore non è, infatti, il capo di un partito che punta a conquistare la maggioranza e a realizzare con la “sua” maggioranza il “suo” programma.

Il nostro nuovo Statuto è molto chiaro: il Rettore , oltre che funzioni di rappresentanza e di garanzia, ha un ruolo rilevante di proposta e di coordinamento, il Senato Accademico è il massimo organo di indirizzo strategico e programmazione, il Consiglio di Amministrazione è l’organo deputato alla gestione e al controllo per rendere operative le decisioni strategiche del Senato Accademico e l’Amministrazione Centrale ha il compito di realizzare quanto deliberato dagli organi di governo.

Il primo compito del Rettore è di dare piena attuazione al nostro nuovo Statuto, ponendo gli organi collegiali nelle condizioni di esercitare efficacemente le loro funzioni e riorganizzando e sburocratizzando l’Amministrazione Centrale, in modo che risponda prontamente alle esigenze delle Facoltà e dei Dipartimenti.
Non presento quindi un programma elettorale vero e proprio, ma espongo alcune linee guida che intendo sviluppare, nel pieno rispetto delle prerogative degli organi collegiali e dell’autonomia della gestione amministrativa.

Nella lettera di candidatura ho già sottolineato come il Rettore debba essere e rimanere un professore temporaneamente prestato a un ruolo istituzionale di primus inter pares. Ho inoltre posto l’accento su tre orientamenti basilari: l’etica, la trasparenza e l’informazione come prerequisiti; la responsabilità, la valutazione e la conseguente valorizzazione come criteri dell’operare; la conoscenza reciproca, il rispetto e la condivisione come contesto essenziale.

Ho anche riportato il codice etico personale al quale mi ritengo impegnato e ho segnalato l’esigenza di varare al più presto un Codice etico dell’Ateneo.

Se guadagnerò la vostra fiducia, vi assicuro che opererò in piena aderenza con i principi fondamentali che ci siamo dati , specie quando affermiamo che l’Università

“…è un’istituzione pubblica di alta cultura, che promuove ed organizza l’istruzione superiore e la ricerca scientifica, nel rispetto della libertà di insegnamento e di scienza … afferma il proprio carattere pluralistico e la propria indipendenza da ogni condizionamento e discriminazione di carattere ideologico, religioso, politico o economico. Essa promuove l’elaborazione di una cultura fondata su valori universali quali i diritti umani, la pace, la salvaguardia dell’ambiente e la solidarietà internazionale.”


È necessario ribadire il ruolo che deve avere una Università con il prestigio, la storia e la tradizione di Padova nel promuovere un sapere critico e nel favorire lo sviluppo di una cittadinanza attiva.

Approfondimenti:

La lettera di candidatura

Il codice etico

 

L’indipendenza dell’Ateneo e la sua responsabilità

Gli atenei italiani sono esposti a rischi di condizionamento politico, economico e culturale a causa: dell’uso improprio dell’autonomia da parte di alcune sedi che ha alimentato un attacco mediatico all’intera Università pubblica; di alcuni nuovi indirizzi politici di cambiamento della governance, che ne mettono a repentaglio l’autonomia; delle prospettive di riduzione a breve delle risorse derivanti dallo Stato (per i previsti tagli di bilancio dal 2010) e derivanti dalle tasse studentesche (per il calo demografico e per l’esaurimento dell’onda di re-iscrizione di ex studenti determinatasi con l’introduzione dell’ordinamento 3+2) e, infine, dei ritardi degli Atenei stessi nell’aumentare la qualità e l’efficienza del proprio operato.

Ritengo che il Rettore debba guidare con fermezza l’Università di Padova nel dialogo con il governo e gli enti territoriali, come doveroso e rispettoso rapporto tra istituzioni, resistendo a qualsiasi tentazione di condizionamento, strumentalizzazione o collateralismo politico nazionale o locale.

E dovremo nel contempo accrescere significativamente la capacità di attrarre risorse esterne e utilizzare meglio quelle interne per aumentare l’indipendenza economica dell’Ateneo, che è anche un fattore importante per l’indipendenza politica e culturale. Nello stesso tempo è fondamentale assicurare l’autonomia dell’Ateneo anche dai condizionamenti delle forze economiche e sociali e degli altri centri di potere esterni.

È fondamentale impedire tentazioni di “scorporare” la Facoltà di Ingegneria dall’Ateneo di Padova per realizzare un’idea di Politecnico veneto come nuova università e ribadire invece con forza il progetto fatto proprio dalla Facoltà e dal Senato Accademico.
Parallelamente è da ribadire con forza l’appartenenza a pieno titolo della Facoltà di Medicina all’Università, difendendo e valorizzando la sua autonomia da un Sistema Sanitario Nazionale attento solo alle esigenze assistenziali, ribadendo l’inscindibilità per tutti i docenti delle funzioni didattiche, scientifiche e assistenziali e resistendo alle interferenze della politica nella vita della Facoltà e dell’Ateneo.

D’altra parte, impegnarsi per un Ateneo indipendente da condizionamenti di ogni genere non deve comportare alcun cedimento a tentazioni autoreferenziali, non può e non deve significare affatto sottrarsi al dovere di “rispondere”: agli studenti, alle famiglie, al contesto sociale e produttivo, all’intero Paese. È vero l’opposto. L’indipendenza dell’Ateneo – la “patavina libertas” – deve trovare un elemento decisivo di rafforzamento proprio nella capacità di migliorare la governance, facendo perno su un sistema di pesi e contrappesi che stimoli l’intera Università, le singole strutture e le singole componenti a essere più efficienti e maggiormente responsabili nello svolgimento dei propri compiti.

Per salvaguardare la nostra autonomia dobbiamo dimostrare di essere in grado di esercitarla responsabilmente.

A mio parere un candidato Rettore deve esprimere una personale visione su due fronti cruciali per l’indipendenza e la responsabilità dell’Ateneo: come intende operare entro il quadro delle attuali regole di governance e l’atteggiamento che intende assumere nei confronti dei progetti di modifica della governance dell’Ateneo.

Approfondimenti:

freccinaL’indipendenza politica e culturale e la responsabilità entro l’attuale sistema di governance

freccinaL’indipendenza politica e culturale e la responsabilità rispetto a progetti di modifica della governance

freccinaL’indipendenza economica (risorse esterne, sburocratizzazione, dipartimentazione, edilizia)

 

La qualità della vita accademica

Mentre sui livelli stipendiali i margini di manovra sono assai limitati, stanti le leggi e i contratti nazionali che li regolano, sul miglioramento della qualità della vita all’interno dell’Ateneo ci sono ampie possibilità di intervento.

Aumentare lo spirito di appartenenza e l’orgoglio di fare parte di un’istituzione prestigiosa, operare in un ambiente efficiente e stimolante, vedere affermati i propri meriti e avere i giusti riconoscimenti di carriera, sentirsi considerati, sostenuti e valorizzati nella propria attività, sono elementi in grado di migliorare la qualità della vita accademica, e, nello stesso tempo, di agire positivamente sulla produttività individuale e collettiva.

In definitiva occorre valorizzare al massimo le risorse umane, sia docenti che tecnico amministrative, liberandone appieno le energie, che rappresentano il principale patrimonio di cui disponiamo.

La qualità della vita accademica si migliora avendo la persona al centro del sistema e tenendo conto, oltre che delle sue esigenze di crescita culturale e professionale, anche della necessità di contemperare lavoro e famiglia (asili nido, flessibilità, telelavoro, ecc.). È indispensabile anche portare avanti politiche proattive per affermare la pari opportunità e combattere ogni discriminazione basata su genere, razza, orientamento sessuale, provenienza, religione, idee politiche, ecc. e ogni forma di favoritismo.

Approfondimenti:

freccinaLa qualità della vita dei docenti (sburocratizzazione, eccesso didattico, carriera)

freccinaLa qualità della vita degli studenti (meritocrazia, e-learning, città, dottorandi)

freccinaLa qualità della vita del personale TA (responsabilità, formazione, accessorio)

 

La cultura della valutazione e la meritocrazia

Ritengo essenziale sviluppare una cultura della valutazione.

Sono anche cosciente dei danni che un uso superficiale e distorto della valutazione può causare. Ma sono altrettanto convinto della necessità di utilizzare appieno i risultati della valutazione: troppo spesso, in questi anni, sono stati condotti esercizi di valutazione fini a se stessi, dai quali non sono derivate decisioni concrete.

La valutazione è innanzitutto un metodo per fissare le “regole del gioco” - che devono essere chiare, trasparenti, eque e condivise - oltre che per ridurre la conflittualità.

A questo scopo, la valutazione deve essere realizzata con l’utilizzo di standard riconosciuti a livello internazionale e per ambiti ragionevolmente omogenei, tenendo quindi conto della complessità e delle specificità delle varie aree dell’Ateneo.

La valutazione va interpretata come strumento di apprendimento: di meditato vaglio della situazione in cui ci si trova, con i punti di forza e di debolezza che ci caratterizzano e, conseguentemente, diventa uno strumento di definizione degli obiettivi comuni da perseguire. Da questa prospettiva deve discendere la scelta dei criteri di azione. Solo così la valutazione diventa un mezzo potente per indirizzare sinergicamente l’attività delle strutture e dei singoli.

Occorre fare molto di più per divulgare, discutere, migliorare e utilizzare le valutazioni esistenti (valutazione dei dipartimenti e dei dottorati, modello di ripartizione del budget, valutazione dei progetti di Ateneo e strategici, valutazione della didattica, analisi dei carichi di lavoro del personale, spaziometro, ecc.).

Il Nucleo di Valutazione va potenziato nelle sue funzioni, attribuendogli anche un forte ruolo di proposta e non solo di mera presa d’atto e descrizione dell’esistente e dovrebbe essere composto in prevalenza da esperti esterni.

La valutazione è il presupposto primo della meritocrazia, meritocrazia che deve essere basata sul merito globale delle persone. È necessario promuovere una politica meritocratica e generare una tensione verso il miglioramento continuo e l’eccellenza a tutti i livelli: dei docenti, degli studenti, del personale tecnico amministrativo, delle facoltà e dipartimenti e dell’amministrazione centrale.

La valutazione è necessaria sia per premiare le aree di eccellenza dell’Ateneo, sia per individuare le aree con risultati didattici e scientifici meno soddisfacenti, coglierne le criticità, e adottare le scelte strategiche: piani mirati di recupero e rilancio o scelte coerenti di ristrutturazione, in funzione delle potenzialità dei diversi ambiti considerati.

Approfondimenti:

freccinaLa valutazione della ricerca (dipartimenti, centri, budget, concorsi, ecc.)

freccinaLa valutazione della didattica (insegnamenti, corsi di studio, dottorati, ecc.)

freccinaLa valutazione dei servizi (carta dei servizi, carichi di lavoro,ecc.)

 

Con le radici sul territorio

Per la sua storia, per le competenze che è in grado di esprimere, oltre che per la sua stessa natura, la nostra Università ha sempre avuto e deve sempre più avere una dimensione internazionale, guardando all’Europa e al mondo come il proprio territorio di riferimento. Ma deve nel contempo rivelarsi capace di interagire, e in modo sempre più pro-attivo, con il territorio in cui opera nei cui confronti, in tutta la sua storia, ha sempre evidenziato un particolare senso di responsabilità.

È evidente quanto sia strategico il compito di produrre le nuove generazioni di cittadini e le nuove classi dirigenti, di prefigurare e analizzare i bisogni della società, di agire da motore di sviluppo e promozione della cultura umanistica, della scienza di base e dell’innovazione tecnologica, organizzativa e gestionale, di assicurare il più alto livello di competenze nella promozione della salute, ecc..

Se da un lato siamo impegnati a rendere sempre più pregnante il rapporto che l’Università ha con il territorio, dall’altro lato il territorio rappresenta una opportunità irrinunciabile per aumentare e diversificare le risorse, per sviluppare idee, progetti e conoscenze nuove, per fornire un enorme patrimonio di dati e informazioni, per diventare una sorta di grande laboratorio a cielo aperto dove mettere alla prova le risorse umane e i progetti di ricerca, per divenire infine il destinatario privilegiato dei piani di alta formazione professionale e di educazione continua.

Approfondimenti:

freccinaLa ricerca (promozione, cofinanziamento, Politecnico veneto)

freccinaL’attività formativa (sedi decentrate, coordinamento regionale, dottorati esterni)

freccinaL’assistenza sanitaria (rapporto con didattica e ricerca, progetto Patavium)

 

Proiettati verso il mondo

L’Università di Padova è ai primi posti in Italia in tutte le valutazioni più importanti, sia per la didattica che per la ricerca, e diverse sue facoltà e aree scientifiche e culturali occupano il vertice nelle classifiche delle rispettive categorie.

Decisamente meno favorevoli sono le classifiche internazionali, in cui le migliori università italiane, tra cui Padova, finiscono in posizioni molto più arretrate. Questo nonostante la produttività scientifica di molti ricercatori padovani sia spesso di livello comparabile con quella dei loro migliori colleghi europei. Questa contraddizione evidenzia che, mentre gli universitari padovani in molti casi sono competitivi a livello internazionale, l’Università di Padova nel suo complesso non lo è.

La nostra Università non può tuttavia trincerarsi dietro l’evidente debolezza del contesto nazionale, ma deve maturare la consapevolezza che il nostro futuro è in Europa e nel mondo. È necessario guardare sempre meno a Roma e sempre più a Brussel e compararci e rapportarci con i grandi centri di produzione e diffusione dei saperi a livello internazionale.

Abbiamo il diritto-dovere di promuovere un grande piano di internazionalizzazione della ricerca e della didattica. Un piano che non richiede una grande quantità di risorse aggiuntive, ma scelte strategiche chiare e decisioni coerenti di riorientamento e razionalizzazione di politiche e risorse esistenti. Un piano che deve porsi l’obiettivo di alcune partnership globali e autorevoli e del potenziamento del nostro ruolo in alcuni fondamentali network internazionali del Nord del Mondo (a cominciare dal Gruppo di Coimbra) e, nello stesso tempo, realizzare una politica mirata ed efficace nei riguardi di alcune aree strategiche del Sud del Mondo.

Approfondimenti:

freccinaLa ricerca (network, supporto, anni sabbatici, visiting professor)

freccinaL’attività formativa (inglese, mobilità studenti e docenti, titoli congiunti, dottorati)

 

In sintesi

Il nostro Ateneo è chiamato a nuove sfide. Dobbiamo sviluppare la capacità di anticipare i cambiamenti, trasformare i vincoli in nuove opportunità, accettare senza riserve la sfida dell’innovazione e della competizione internazionale, stabilendo nuove relazioni con il territorio che ci ospita e garantendo indipendenza, responsabilità, equilibrio ed equità.

Per farlo, serve un rinnovamento di idee, metodi e persone che, sulla scia di un glorioso passato, proietti l’Università di Padova verso un grande futuro.


Firma Giovanni Bittante
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Giovanni Bittante al Senato Accademico, prima foto Giovanni Bittante al Senato Accademico, seconda foto Giovanni Bittante al Senato Accademico, terza foto