considerazioni finali

Risultati:

Cogliendo l’occasione della riforma dell’Università, i 6 anni dei due mandati di Preside sono stati impiegati per ripensare e ricostruire dalla base l’organizzazione e l’offerta formativa della Facoltà di Agraria.

Dalla trasformazione di 2 corsi di laurea molto ramificati, 5 diplomi universitari e una scuola diretta a fini speciali si sono ottenuti 8 corsi di laurea triennale e 4 corsi di laurea specialistica con buona affluenza studentesca.

È stata ricercata attivamente una politica di collaborazione interdisciplinare con le altre facoltà di Padova (Economia, Farmacia, Lettere e Filosofia, Medicina e Chirurgia, Medicina Veterinaria, Scienze della Formazione, Scienze Matematiche, Fisiche e Naturali e Scienze Politiche) e con altri Atenei del Nordest (Verona, Udine e Trento) che ha portato al varo di 6 corsi di laurea triennale e 5 corsi di laurea specialistica interuniversità e interateneo.

Nell’insieme il numero di studenti immatricolati è pressoché triplicato.

La ristrutturazione della facoltà ha riguardato pesantemente le iniziative esterne: sono stati infatti soppressi i 3 diplomi universitari attivati a Rovigo e a Thiene, con basso afflusso studentesco e non legati a progetti di sviluppo della ricerca, per puntare dapprima sulla realizzazione, con il supporto di enti esterni, di un ambizioso progetto didattico e scientifico a Conegliano nel campo della viticoltura e dell’enologia, con una espansione a Vittorio Veneto nel settore delle tecnologie e industrie del legno. Sono stati attivati due corsi di laurea triennali, un corso di laurea specialistico interateneo, un corso di dottorato di ricerca interateneo, laboratori di ricerca e un centro interdipartimentale a totale finanziamento esterno.

Successivamente si è avviata la realizzazione di un secondo polo di sviluppo interfacoltà a Castelfranco Veneto nel settore delle scienze e cultura della gastronomia e della ristorazione, sempre con finanziamento esterno.

Le convenzioni esterne hanno portato risorse anche per incrementare la docenza fissa della facoltà che, grazie anche ad alcuni progetti interfacoltà e all’efficiente e rapida utilizzazione del budget assegnato, è aumentata di 21 unità.

Grazie alla riorganizzazione e semplificazione didattica, all’abolizione dei corsi integrati, all’aumento delle mutazioni e dei corsi a scelta e alla riduzione dei 17 contratti e affidamenti esterni, il grosso aumento dei corsi di studio e degli studenti è avvenuto sostanzialmente a parità di ore di insegnamento per docente (circa 60 di titolarità e 60 di supplenza retribuita).

Nel corso dei sei anni la facoltà ha dato la priorità al riconoscimento del valore dei propri docenti, tanto che due terzi dei ricercatori sono diventati associati (uno anche ordinario) e più di metà degli associati sono diventati ordinari. Contemporaneamente si è anche proceduto ad un reclutamento di ricercatori pari a due terzi di quelli promossi.

Questi ambiziosi progetti hanno potuto essere realizzati grazie ad una quantità di risorse finanziarie che nel periodo sono più che raddoppiate sia per la quota proveniente dall’Ateneo (per la migliorata valutazione della Facoltà di Agraria), cha dagli studenti (fortemente aumentati di numero) che, infine, da enti e privati (importi quasi quadruplicati).

Al termine del secondo mandato la Presidenza della Facoltà di Agraria è la prima di Padova per volume di attività e ha ottenuto, a titolo sperimentale, l’autonomia finanziaria.

Le spese per la docenza sono aumentate soprattutto per la docenza fissa, ma proporzionalmente sono cresciute di più le spese per laboratori didattici, esercitazioni e libri e, soprattutto, per trasferimenti e attività studentesche.

Al termine del secondo mandato la Facoltà di Agraria di Padova è stata valutata: 1a nella classifica del CENSIS, 2 a in quella di Almalaurea, 1 a per tasso di impiego dei propri laureati (Almalaurea) e 1 a a pari merito per qualità della ricerca dal CIRV.

Prospettive e obbiettivi:

La Facoltà di Agraria dovrà monitorare attentamente l’efficacia della sua attività formativa e valutare dopo almeno un triennio i risultati ottenuti dalle varie iniziative apportando tutte le modifiche che si renderanno necessarie. Dovrà puntare a migliorare la qualità degli studenti in entrata e in uscita, riducendo i ritardi e gli abbandoni. Dovrà puntare a integrare sempre di più didattica e ricerca ricercando il massimo di collaborazione con i dipartimenti ed evitando eventuali eccessi di attività didattica che possono compromettere l’impegno in campo scientifico. Per la docenza, dovrà cercare di mantenere una struttura a cilindro o debolmente piramidale per garantire possibilità di progressione ai propri docenti meritevoli. Dovrà continuare a curare i rapporti col territorio e a cercare risorse aggiuntive, evitando di realizzare percorsi formativi ripetitivi per concentrarsi nella realizzazione di poli specializzati ad alto contenuto scientifico ricercando tutte le collaborazioni e le sinergie con le altre facoltà di Padova e con altri Atenei.

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