8 maggio 2009

Appunti per un rettore

Archiviato in: Governance — Tag:, , , — Giovanni Bittante @ 17:38

Lorenzo Fellin ha inviato ai candidati Rettori una serie di consigli di comportamento che condivido largamente e sto seguendo da tempo.
Lo ringrazio di cuore.

Giovanni Bittante

Padova, marzo 2009.

Caro candidato Rettore,
eccoti dunque nel pieno della tenzone per la campagna acquisti per il Rettorato!
Hai bisogno di ricostituenti: ti suggerisco una semplice profilassi di buon senso, piccole pillole da prendersi
quotidianamente:

  1. Astieniti dalle cene elettorali: fanno male alla salute e ti possono rifilare menù allucinogeni che deformano la percezione della realtà.
  2. Evita come la peste i salotti buoni di Padova: fingono di fare l’interesse della città e dell’Ateneo ma tessono solo intrighi per loro stessi e per le loro impenetrabili enclave.
  3. Respira largo e lontano, dove vi è ancora aria buona: la vocazione dell’Ateneo è universale e sovranazionale; non può essere giocata sulle meschinità locali.
  4. Diffida dai politici: non sono più quelli dei tempi di Degasperi e De Nicola. Il loro principale obiettivo è di raggiungere un bengodi personale. Se parlano di servizio non crederci; è solo un pretesto. E’ molto probabile che il termine servizio sia solo sinonimo di servirsi.
  5. Evita la questua di voti nei dipartimenti e nelle facoltà: è meglio che i candidati si presentino insieme in pubbliche arene di Ateneo.
  6. Vai in ritiro a Praglia e rivedì colà, lontano da pessimi consiglieri, il tuo programma, perché sia credibile: pochi punti, concreti e verificabili; niente linguaggi ammiccanti; aborrisci il politichese.
    Utilizza la bella lingua italiana e lascia perdere l’inglese: sappiamo che lo conosci alla perfezione.
  7. Se ti si gonfia il petto di orgoglio al pensiero che siamo ai primi posti tra gli Atenei virtuosi italiani pensa invece che siamo al 296 posto della graduatoria internazionale.
  8. Confrontati con le grandi università del mondo, dove ancora merito, didattica e ricerca sono parole dense di significato e prendi le distanze dal mondo accademico italiano ormai bacato e lordato dai sottintesi politici e dai clan famigliari.
  9. E se vincerai il duello ricordati che:
    • L’Ateneo è qui, non a Roma: vai nella capitale solo per il tempo strettamente necessario e guardati alle spalle. Roma è sirena irresistibile ma infetta.
    • L’Ateneo è ormai un mostruoso coacervo di complessità: urge la semplificazione. L’entropia del sistema è talmente cresciuta da renderlo ingovernabile: Amministrazione, Dipartimenti, Facoltà, Centri, Corsi di laurea, Commissioni, iniziative autoreferenziali, moltiplicazione di
      procedimenti di dubbia utilità; insomma, una babele;
    • E’ tempo di dividere e sottrarre: è finita l’illusione che basti sommare e moltiplicare per contare, catturare risorse e diventare un grande Ateneo. Occorre consolidare il meglio, abbandonare il peggio, ottimizzare costi/benefici, puntare ad essere rilevanti a livello mondiale in poche cose: è impossibile esserlo in tutte;
    • Non illuderti di fare riforme senza il bisturi e accontentando tutti: i centri di potere in Ateneo non si schiodano piazzando qua e là servi ed amici: presentati fin da subito con una “squadra” operativa convincente;
    • Impegnati su un bilancio doloroso e credibile, senza lasciare in tua eredità troppe cambiali da onorare: non tutte le buone cose che si potrebbero fare si devono e si possono fare: abbi il coraggio di fermarti anche se dovrai scontentare qualche “grande elettore”;
    • Diffida da collaboratori e dirigenti che esprimono solo consensi al tuo operare; preferisci chi apertamente ti critica: tutte le dittature sono iniziate con deliri di consenso;
    • Non cercare l’unanimità ad ogni costo nelle votazioni degli organi collegiali: la presenza di dissenzienti è un forte segno di vitalità dell’Ateneo;
    • Lascia sprigionare la creatività latente nelle forze migliori dell’Ateneo e liberaci da questa soffocante stagione fatta di improduttivi Statuti, Regolamenti, moduli da compilare a getto continuo con gli stessi dati: se crolla la ricerca, l’Ateneo può chiudere.
  10. Prima di addormentarti fai un serio esame di coscienza: stai realmente lavorando per l’Ateneo o per le tue personali ambizioni e interessi? Dà un segnale forte: riduci da subito i compensi inaccettabili che l’attuale gestione dell’Ateneo ha stabilito per il Rettore e per i vertici Amministrativi. Sono soldi dei cittadini; non siamo un’azienda privata.

Un collega che ti vuole bene.






8 aprile 2009

Benvenuti

Archiviato in: Governance — Giovanni Bittante @ 15:07

Cari amici,

Vi dò il benvenuto nel blog di giovannibittante.it.  Sarò breve nell’introduzine di questa nuova area del sito: sarà un ulteriore strumento di informazione e confronto.

Nel primo post rispondo al messagio di Marco Vianello, buona lettura.




Risposta a Marco Vianello

Archiviato in: Governance — Tag:, , , , , , — Giovanni Bittante @ 01:08

Caro Marco Vianello,
grazie per il messaggio su due questioni che giudico basilari.
La prima è la possibilità, prevista dalla legge 133/2008, che le Università italiane si trasformino in Fondazioni.
Dall’esame dell’articolo relativo (il n°16) non sono assolutamente chiari né le finalità, né i vantaggi di una tale trasformazione. L’unico vantaggio esplicito è quello fiscale a favore di chi volesse fare “trasferimenti a titolo di contributo o di liberalità” a favore delle Fondazioni. È da notare, in merito, che l’incentivazione fiscale di tali donazioni potrebbe essere disposta dal governo anche a favore delle Università nella loro attuale forma giuridica. Ed è ancora più significativo notare che le incentivazioni non si applicano ai contratti o convenzioni di ricerca, che sono invece lo strumento più importante e consolidato per attrarre finanziamenti privati all’Università. L’articolo prevede anche che l’entità delle donazioni ricevute debba essere comunicato al Ministero che la utilizzerà “a fini perequativi” nello stabilire il finanziamento pubblico (che quindi dovrebbe diminuire per chi ottiene finanziamenti esterni).
Circa gli aspetti gestionali e organizzativi, oggi le università italiane hanno una notevole autonomia, che non sempre utilizzano al meglio, e che permetterebbe una organizzazione molto più flessibile di quella che abbiamo.
Per quanto riguarda le risorse umane, il testo riporta che “fino alla stipulazione del primo contratto collettivo di lavoro, al personale amministrativo delle fondazioni universitarie si applica il trattamento economico e giuridico vigente alla data di entrata in vigore del presente decreto”, e dopo?
Infine il decreto legge riporta che “alle fondazioni universitarie continuano ad applicarsi tutte le disposizioni vigenti per le Università statali in quanto compatibili con il presente articolo e con la natura privatistica delle fondazioni medesime”.
Io credo che la natura privatistica delle fondazioni non sia tanto un mezzo per dare rilevanti vantaggi in termini finanziari e organizzativi all’Università pubblica, quanto rappresenti una forma di progressiva privatizzazione della stessa (”…l’ingresso di nuovi soggetti pubblici o privati…”) e di disimpegno del Governo da quello che è e deve restare invece una responsabilità pubblica, garantita dalla Costituzione.
Ricordo che qualche anno fa, su proposta del Rettore Milanesi, gli organi collegiali avevano approvato lo statuto della Fondazione Università di Padova. Non si trattava, ovviamente, della trasformazione dell’ateneo in fondazione, ma della costituzione di un organismo di diritto privato che diventasse uno strumento flessibile di raccordo con il mondo operativo e di coinvolgimento dei privati. Credo che tale progetto non sia mai uscito dagli archivi del Bo.
Altri sono gli strumenti per incentivare l’efficienza, l’efficacia e la correttezza degli Atenei italiani, a partire dalla loro valutazione e conseguente finanziamento secondo il merito. Come altri sono gli strumenti per ricercare una valorizzazione del rapporto tra Università e mondo produttivo, a cominciare dalla deducibilità fiscale per le imprese degli importi di contratti e convenzioni di ricerca o formazione sottoscritti direttamente con l’Università.
Sic stantibus rebus, ritengo che la trasformazione dell’Università di Padova in Fondazione non sia assolutamente giustificata. E comunque sono convinto che qualsiasi cambiamento sostanziale delle regole del gioco debba essere approvato in Ateneo con maggioranze larghe e dopo estese consultazioni con tutti gli organi collegiali.
La seconda questione posta è quella contenuta nel disegno di legge (n°1387 “Valditara”) all’esame del parlamento.
Questo disegno di legge si propone di intervenire pesantemente sulla governance delle Università italiane. In particolare vorrebbe depotenziare il ruolo del Senato Accademico che diventa un comitato scientifico o al più una assemblea i cui compiti importanti sono di approvare il piano triennale di sviluppo dell’Ateneo (una volta ogni tre anni), dare un parere sul bilancio preventivo e approvare il bilancio consuntivo (si noti l’incongruenza di un Consiglio di Amministrazione che approva il bilancio preventivo e attua tutta la gestione finanziaria, ma non approva il bilancio consuntivo, ruolo invece riservato al Senato Accademico). Al contrario verrebbe fortemente potenziato il ruolo del Rettore, che avrebbe anche la potestà di scegliere e nominare tutti i membri del Consiglio di Amministrazione, con l’unica eccezione di un rappresentante degli studenti (unico membro elettivo).
Questa proposta è stata fatta propria dal Governo che vi sta apportando notevoli modifiche, anche con il concorso dell’opposizione.
Sembrerebbe che lo slogan condiviso fosse: “fuori i professori dagli organi dove si distribuiscono le risorse, sono in conflitto di interesse“. Si potrebbe anche condividere la giustificazione ma la questione di fondo diventa: fuori i professori e dentro chi?
Che senso ha un organo collegiale con funzioni gestionali e organizzative importantissime composto dal Rettore, da componenti scelti da lui e da uno studente? Assomiglia molto più ad una Giunta del Rettore - magari formata dai prorettori, a Padova sono 10 (più 34 delegati) - che ad un organo collegiale.
Ho già avuto modo di scrivere alla stampa locale (l’intervento dovrebbe uscire giovedì) che in questo modo non si ovvia al problema dell’autoreferenzialità in quanto si sostituisce l’autoreferenzialità del mondo accademico con quella di un solo accademico, il Rettore.
Un Consiglio di Amministrazione fatto prevalentemente da esterni (che per di più, a differenza degli Stati Uniti, non contribuiscono in maniera rilevante al finanziamento dell’Ateneo), diventa una forma di deresponsabilizzazione dell’Università quando, più che mai, è necessaria una nostra assunzione di responsabilità chiara e netta.
La nostra Università, pur in modo non del tutto lineare (specie sotto il profilo dei pesi e contrappesi tra gli organi di governo) ha scelto con il nuovo Statuto di andare in una direzione diametralmente opposta: potenziamento del ruolo del Senato Accademico e separazione netta delle competenze di Senato Accademico e Consiglio di Amministrazione. Il Consiglio di Amministrazione previsto dal vecchio statuto includeva alcuni rappresentanti designati da enti esterni (enti locali, fondazioni bancarie, ecc.), che però non hanno mai svolto un ruolo efficace di stimolo e di indirizzo, ma si sono trovati coinvolti nella gestione quotidiana dell’Ateneo. Per questo col nuovo statuto i membri esterni non sono più presenti nel Consiglio di Amministrazione ma dovrebbero costituire la Consulta del Territorio. Organismo previsto ma ancora sulla carta.
Io penso anche che il Rettore non debba essere un manager, cui compete la gestione, ma il primus inter pares, con funzioni di ideazione, indirizzo, coordinamento, verifica e garanzia.
Due pilastri di questa impostazione sono: il rafforzamento dell’efficienza e della managerialità dell’Amministrazione centrale e periferica e il potenziamento del Nucleo di Valutazione, che dovrebbe diventare strumento indispensabile di analisi e proposta per gli organi collegiali.
In conclusione credo che sia quanto mai opportuno attivarsi per cercare di far modificare il disegno di legge, piuttosto che darlo per acquisito e mettersi identificare i possibili componenti di un Consiglio di Amministrazione completamente diverso.
Vi chiedo di inviare i vostri commenti su questo tema in modo da attivare un vero dibattito sul futuro dell’Università.

Giovanni Bittante

—–Messaggio originale—–
Da: Marco Vianello [mailto:marcov@math.unipd.it]
Inviato: domenica 29 marzo 2009 18.42
A: giovanni.bittante@unipd.it
Oggetto: due quesiti sul futuro dell’Ateneo
Caro Professor Bittante,

in occasione della Sua Candidatura a Rettore per il prossimo quadriennio,
Le rivolgo 2 quesiti su questioni chiave per il futuro dell’Ateneo:

1) Cosa ne pensa della possibilita’, prevista dalla legge “Gelmini” del 2008, che l’Ateneo diventi una fondazione? Nel caso si dovesse arrivare ad una decisione di questo tipo, qualunque sia l’organo preposto a prenderla, sarebbe disposto a farla precedere da un REFERENDUM CONSULTIVO tra i lavoratori e gli studenti dell’Ateneo? (ad esempio tramite un pronunciamento delle strutture, Facolta’ e Dipartimenti,dove voterebbero tutti i docenti e le varie rappresentanze)

2) In questi giorni e’ stato depositato in Parlamento l’ennesimo ddl delega di riforma del sistema universitario, che prevede una nuova forma di governance, con rinnovati e molto maggiori poteri al Rettore, che nominerebbe 7/9 del Consiglio di amministrazione.
Nel caso diventasse Rettore e fosse chiamato a fare queste scelte, potrebbe indicare quali personalita’ e figure vedrebbe piu’ adatte, in particolare per quanto riguarda i 4 membri esterni?

La prego di rispondere nel modo piu’ preciso possibile su questo punto, che e’ una questione chiave per capire la strategia dei candidati a Rettore e per il futuro del nostro Ateneo.

In attesa di una Sua cortese risposta, che se non lo ritiene inopportuno diffondero’ presso altri colleghi eventualmente interessati, Le porgo i miei piu’ cordiali saluti, ringraziandoLa per la disponibilita’ al dialogo con l’elettorato.

Marco Vianello
associato di analisi numerica
Dip.to di Matematica Pura e Applicata